Mittwoch, 30.11.2022 02:39 Uhr

Nel cuore di Roma, villa Sciarra.

Verantwortlicher Autor: Antonio Tisi Roma, 06.04.2022, 01:30 Uhr
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Casino Barberini - Villa Sciarra - Roma
Casino Barberini - Villa Sciarra - Roma  Bild: Antonio Tisi

Roma [ENA] Passeggiare a Roma vuol dire essere immersi nella storia millenaria, nella cultura, nella natura. Sul colle del Gianicolo, tra i quartieri di Trastevere e Monteverde Vecchio si sviluppa una delle ville urbane della capitale, abbracciata dalle Mura gianicolense che permettono su due loro lati

l'ingresso in essa. L'accesso è da via Calandrelli, due cancelli adiacenti. La maggior parte dei viali interni della villa sono intitolati a militari che morirono durante l'assedio di Roma del 1849: Adolfo Leducq, Paolo Narducci, Gustavo Spada e Giuseppe Wern. Solo un viale è, invece, dedicato alla scrittrice Antonietta Klitsche de la Grange, figlia del militare prussiano Theodor Friedrich Klitsche de la Grange. La villa si estende su oltre sette ettari e da un primo ingresso si giunge sul piazzale Wurts, luogo ideato e realizzato da Pio Piacentini, architetto romano che ha realizzato diverse opere a Roma. Il piazzale prende il nome dal suo ultimo proprietario, George Washington Wurts che si preoccupò dell'allestimento del giardino esterno.

La origini della Villa affondano nella storia già all'epoca antecedente a quella romana, in quel posto si ergeva un santuario consacrato alla ninfa Furrina. Mentre successivamente vi presero forma gli "Orti di Cesare", i quali da Monteverde si avvicendavano fino a lambire le acque del Tevere. Fu solo nella metà del 500 che il terreno iniziò ad essere sede dei primi edifici, in quanto venne acquistato da alcuni privati e famiglie nobili. Fu infatti il monsignor Innocenzo Malvasia che successivamente acquistò la Villa che fece edificare l'omonimo Casino, un edificio a due piani con loggia, sito nel terreno di proprietà dell''American Academy di Roma.

Fontana dei Putti o del Biscione - Villa Sciarra - Roma

Nella villa vi era anche un piccolo santuario delle divinità siriache, rinvenuto nel 1906 mentre si costruiva la casina del custode della Villa ed il cui ingresso si trova in via G.Dandolo 47. Dalle iscrizioni si è dedotto che in quel posto esisteva un luogo di culto già dal I secolo d.C., seppur si pensa che il tempio sia stato successivamente ricostruito da Marcus Antonius Gaionas, ricco commerciante siriano, e quindi così come si presenta oggi, nel IV secolo d.C. in conseguenza di un incendio. Ritornando a tempi più recenti, la villa fu di proprietà dei Barberini, ma si ebbe un breve passaggio alla famiglia Ottoboni, nel 1746 ritornò ai Barberini, e precisamente da Cornelia Costanza Barberini,

moglie di Giulio Cesare Colonna di Sciarra. Gli eredi hanno ricevuto i beni ed il nome della famiglia Colonna di Sciarra e dei Barberini. La proprietà, intorno al primo ventennio dell’Ottocento, ha assunto dimensioni maggiori fino ad occupare tutta l’area del Gianicolo e di Monteverde compresa tra le antiche Mura Aureliane e le nuove Mura Gianicolensi. Molti danni si ebbero nel 1849, quando la villa fu al centro dei combattimenti fra le truppe italiane, guidate da Giuseppe Garibaldi e quelle francesi del generale Oudinot.

Il principe Maffeo II Sciarra, fu l'ultimo proprietario della villa, che, per un'errata gestione finanziaria e patrimoniale, fece sfumare tutto il patrimonio e quindi i terreni furono lottizzati con convenzioni tra il Comune di Roma, una Compagnia (Fondiaria Italiana) e lo stesso principe, nel 1889. La conseguenza fu che una parte divenne suolo edificabile mentre rimase zona verde la parte elevata del Gianicolo. La proprietà Sciarra, venne poi definitivamente ceduta nel 1896 a George Clarke e quindi alla Società di Credito e Industria Fondiaria Edilizia, da qui, nel 1902, gli ultimi proprietari, George Wurts e la ricchissima moglie Henriette Tower, ne presero possesso.

Istituto Italiano di studi germanici - Villa Sciarra - Roma

In seguito ad un restyling della famiglia, con ristrutturazioni varie, furono messe nel giardino numerose statue e fontane del Settecento ricavate da una proprietà lombarda della famiglia Visconti, Castello Visconti di Brignano, oramai in rovina e ceduto all’asta nel 1898. Piante rare ed essenze esotiche, palme, ginko biloba, cedri, di viali e boschetti, arricchirono il parco e vi scorrazzavano anche pavoni, al punto che la villa veniva chiamata “la villa dei pavoni bianchi”. George Wurts nel 1928 morì, dopo pochi anni la moglie. In riconoscenza a Roma, la villa fu donata allo Stato Italiano, purché fosse adibita a parco pubblico e se la palazzina fosse destinata alla sede dell’Istituto Italiano di Studi Germanici, così come è oggi.

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